XIII legislatura

SENATO DELLA REPUBBLICA

COMMISSIONE ISTRUZIONE (7a)

MERCOLEDI' 21 GIUGNO 2000

429a Seduta

Presidenza del Vice Presidente
BISCARDI

indi del Presidente
OSSICINI

Intervengono i sottosegretari di Stato per i beni e le attività culturali D'Andrea e per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Cuffaro.

La seduta inizia alle ore 14,40.

PROCEDURE INFORMATIVE

Dibattito sulle comunicazioni rese, nella seduta del 14 giugno 2000, dal sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica sulle linee guida del Piano nazionale per la ricerca


Il PRESIDENTE dichiara aperto il dibattito sulle comunicazioni rese dal sottosegretario Cuffaro nella seduta del 14 giugno scorso.

Il senatore MONTICONE esprime apprezzamento per l'esposizione sulle Linee guida del programma nazionale di ricerca fornita dal sottosegretario Cuffaro, anche per la chiarezza circa le difficoltà e le carenze che connotano la ricerca in Italia. Tra i profili sui quali ritiene debba soffermarsi l'attenzione, vi è quello del personale della ricerca, da riguardare alla stregua di una stretta relazione tra formazione universitaria e ricerca scientifica. Particolare rilievo assume al riguardo, sia sul versante didattico sia in relazione allo stato giuridico, una duplice funzione di orientamento verso l'attività professionale e lavorativa di eccellenza nonché verso la formazione di futuri ricercatori. Si configura questo dilemma storico dell'università italiana, che spesso si è invece attardata, specie nei primi tempi della sua dimensione di massa, sul completamento della cultura e formazione dei cittadini, trascurando l'altra sua funzione di luogo di ricerca e di formazione alla ricerca. E' quest'ultimo, di contro, aspetto decisivo, specie nella prospettiva del coniugamento della ricerca pubblica e privata entro le linee del programma nazionale, in un principale alveo che non può non essere l'università. Anche a tale problematica deve dunque prestare attenzione la scansione del corso di studio universitario, tale da condurre, oltre che a una progressiva selezione, alla definizione di compiute basi metodologiche per la ricerca medesima. Correlativamente, la formazione dei ricercatori in ambito universitario deve essere accompagnata dalla cura affinché essi possano avviarsi, sia nel privato come nel pubblico, a un pieno sviluppo, anche in prospettiva europea, delle attività di ricerca.
Si sofferma indi sugli obiettivi del futuro programma di ricerca, rimarcando peraltro come sia preliminare a una loro individuale considerazione la percezione di una valenza umanistica di fondo, che rinnova l'incontro che vi è stato un tempo tra filosofia e fisica. E' indubitabile infatti l'importanza di una organizzazione culturale dei saperi che non muova da scelte settoriali ma dalla libera consapevole fondazione di una cultura della ricerca, la quale è fondamento di ogni grande innovazione. Per altro aspetto generale, relativo ancora agli obiettivi del programma, è forse da auspicare l'accentuazione di un loro senso politico ed etico più profondo, sottostante alle specifiche indicazioni di ricerca. Così come da richiamare quale grande tema di fondo è infine il problema della globalizzazione, che non pare recepito in maniera sufficientemente sorvegliata dalle Linee guida del programma. Tale tendenza potrebbe infatti rivelarsi, sotto il piano culturale, non semplicemente amorfa ma più cogente, e in modo non positivo, ove interagisca senza mediazione sulle strategie di ricerca. La globalizzazione è invece da intendersi quale grande occasione, se ricondotta ad alcuni grandi valori universalistici della ricerca.
Ritiene conclusivamente che solo l'ordito problematico sopra tratteggiato possa consentire di dare soluzione alle singole questioni, ad esempio in ordine alla programmazione universitaria dei docenti o al rapporto tra intervento di agevolazione da parte del pubblico e partecipazione dei privati, in un reciproco rapporto che dovrebbe trovare nello strumento della convenzione l'elemento più pregnante, tale da sostanziare l'intera politica della ricerca.

Il senatore LORENZI manifesta nei riguardi dell'esposizione del sottosegretario Cuffaro apprezzamento, cui peraltro unisce una manifestazione di marcato pessimismo, confermato anche dallo scarso interesse che ha fatto seguito a un comunicato stampa che, proprio all'indomani di quella esposizione, egli ritenne, contro la sua personale abitudine, di diramare, proprio al fine di sollecitare l'attenzione dei mass media sulla ricerca. Siffatto disinteresse pare di contro rivelare gli orientamenti più profondi del Paese, sordo a un discorso sulla ricerca scientifica che sia condotto in termini non già elettoralistici ma culturali ed europei, di autentico rilancio. In ordine poi allo specifico, e pur connesso, profilo del rapporto percentuale tra impegno finanziario pubblico per la ricerca e prodotto interno lordo, tutta da verificare risulta - a suo avviso - la credibilità con cui il futuro programma intende forzare la situazione attuale, apportando forti sollecitazioni che non si traducano, come pure vi è da temere, nella consueta, semplicistica ricaduta "a pioggia" di fondi, generatrice di nuovo assistenzialismo. Per questo riguardo, la necessità, emersa del resto già negli anni Ottanta, di sostenere la ricerca partendo dal Mezzogiorno, non può non tenere conto della configurazione del PIL nei suoi valori assoluti nonché della priorità di consolidare i presidi scientifici di eccellenza già operanti con successo: effetti positivi discenderanno dal programma nazionale solo se esso saprà innescare un circuito virtuoso, in cui risulti premiata la capacità dimostrata di fare ricerca, sostenendo altresì quelle realtà che non abbiano potuto darne compiuta dimostrazione a causa di una sorta di precarietà istituzionale.
Richiama indi il tema dell'inserimento dei giovani nel mondo della ricerca, per il quale sono da considerare in termini assai positivi i recenti contratti di tirocinio. Una diversa prospettiva, di cospicue nuove assunzioni e correlative aspettative di posti fissi, porterebbe di contro la ricerca italiana ancora una volta in un vicolo cieco.
Altro tema importante è infine quella cultura della ricerca innanzi evocata dal senatore Monticone, circa la quale vi è da domandarsi quale riconoscimento essa riceva nella odierna configurazione della ricerca italiana. Per questo come per ogni altro profilo affrontato dalle Linee guida del programma, si pone la necessità di perseguire standard europei così come di attivare un'adeguata comunicazione, da parte del Governo, circa lo sforzo in atto. Esso non è circoscritto al pur significativo impiego di 150.000 nuove unità di personale nel comparto della ricerca o all'obiettivo di duplicare, entro sei anni, l'attuale impegno finanziario profuso in tale settore (pari a 13 mila miliardi per il settore pubblico, 10 mila miliardi per il settore privato); deve bensì esprimersi in un più complessivo processo di affermazione del principio meritocratico, che conduca a dare di più a chi pur già riceve se meritevole, sulla base della capacità di conseguire risultati debitamente valutati. Per questa via potrà così svilupparsi un pieno riconoscimento del prestigio, certo corredato di connessi doveri, del ruolo del ricercatore, nello sforzo di far sì che tutti coloro, i quali possono produrre risultati, siano posti nelle condizioni di conseguirli.

Il senatore RESCAGLIO esprime anzitutto apprezzamento per le tre direttrici del Programma nazionale di ricerca: anzitutto un governo del settore che garantisca l'effettiva integrazione fra pubblico e privato; in secondo luogo, il riordino della rete degli enti pubblici di ricerca; infine, il potenziamento dell'efficacia degli interventi al duplice fine di elevare il livello di spesa generale e di rafforzarne la qualità e la capacità di impatto.
Egli si sofferma poi sulle condizioni non esaltanti in cui versa l'università, sede principale della ricerca. I dati forniti dal Sottosegretario in ordine al tasso di dispersione universitaria, sommati all'elevata percentuale di studenti fuori corso, danno infatti una immagine preoccupante della realtà universitaria, tale da sollecitare un'attenta riflessione soprattutto in ordine alle ragioni di tale fenomeno e alle eventuali responsabilità della scuola secondaria superiore.
Egli si richiama poi agli accenni fatti dal Sottosegretario sulle politiche di sviluppo previste per i prossimi anni, associandosi all'auspicio di una più significativa sinergia fra pubblico e privato. Al riguardo, esprime rammarico per la forte sperequazione che caratterizza l'intervento privato nel campo delle sponsorizzazioni, senz'altro cospicuo in settori scarsamente cruciali come quello sportivo e, per contro, assai limitato in settori vitali quali la ricerca.
Il senatore Rescaglio condivide quindi l'accento posto sui programmi di ricerca di lungo e medio periodo, nonché sui servizi scientifici e tecnici a tutela della salute, del territorio, dell'ambiente e del clima. Sollecita altresì un più stretto rapporto con i Paesi in via di sviluppo, in particolare dell'area mediterranea, al fine di assicurare alla ricerca quel respiro internazionale che le possa consentire di conseguire i risultati più alti. Conclude sottolineando l'importanza del rapporto fra le scienze esatte e quelle umane.

La senatrice BRUNO GANERI condivide l'impostazione data dal Sottosegretario alla sua esposizione, che innova radicalmente rispetto ad una prassi consolidata nel passato, tesa il più delle volte a fornire una rappresentazione edulcorata della realtà. L'analisi delle condizioni della ricerca in Italia condotta nelle Linee guida è infatti, a detta dello stesso Sottosegretario, impietosa: evidenzia infatti la marginalità dei flussi finanziari assicurati al settore (nonostante il più ampio riconoscimento del suo carattere strategico) e il decremento, sempre più accentuato, che caratterizza non solo gli investimenti privati ma, purtroppo, anche quelli pubblici. Il sostegno privato alla ricerca è infatti, notoriamente, consolidato solo in alcune aree geografiche, prevalentemente settentrionali, mentre nel resto del Paese gli imprenditori preferiscono non investire in un settore a torto considerato improduttivo. Ne consegue che la ricerca venga svolta principalmente nelle università, che ne rappresentano spesso i maggiori centri di eccellenza. Al riguardo, si configura positivamente l'esperienza della facoltà di scienze della terra dell'università di Cosenza, che ha prodotto significativi studi in sinergia con il territorio, offrendo un contributo credibile al progresso scientifico.
Ella auspica peraltro un parallelo avanzamento della ricerca umanistica, tale da assicurare quella gratificazione la cui mancanza è spesso alla base di molti abbandoni universitari. In tal senso, una valorizzazione dei siti di interesse storico, artistico ed archeologico del Sud (meno conosciuti rispetto a quelli del Nord proprio per mancanza di investimenti privati) consentirebbe una crescita del territorio in termini culturali, storici e filosofici, nonché un incremento dell'occupazione di carattere non assistenziale.
Conclude esprimendo rammarico per lo scarso tempo a disposizione prima della fine naturale della legislatura, che non permetterà probabilmente di assicurare il dovuto approfondimento e monitoraggio alle iniziative prefigurate nelle Linee guida.

Il senatore TONIOLLI si interroga anzitutto sulle ragioni alla base dello scarso impatto della ricerca in Italia, osservando che la limitata sinergia fra ricerca e impresa - da più parti lamentata - è spesso dovuta al fatto che, nel nostro Paese, la ricerca è prevalentemente condotta in ambito universitario, in maniera del tutto avulsa dal contesto socio-economico circostante e con il solo obiettivo della progressione di carriera. Al fine di invertire tale tendenza, occorre allora incentivare una ricerca più aderente alle esigenze del mondo produttivo, anche attraverso idonee misure fiscali.
Quanto alla distribuzione dei fondi, egli sollecita la valorizzazione dei centri di eccellenza, su tutto il territorio nazionale, e in particolare di quelli in grado di assicurare una ricerca suscettibile di risultati positivi in termini di aumento del prodotto interno lordo.
Per quanto riguarda infine l'elevato numero dei ricercatori operanti in Italia, egli invita a riflettere sulle ragioni per le quali essi non hanno avuto una progressione di carriera adeguata alle loro aspettative e solleva il dubbio che la ricerca da essi svolta non sia stata sempre di alto livello.

Concluso il dibattito, il sottosegretario CUFFARO si riserva di intervenire per la replica in altra seduta.

Il seguito della procedura è quindi rinviato.