SENATO DELLA REPUBBLICA

COMMISSIONE ISTRUZIONE (7a)

MERCOLEDI' 14 GIUGNO 2000

426a Seduta

Presidenza del Vice Presidente
ASCIUTTI
indi del Presidente
OSSICINI

Estratto


Intervengono i sottosegretari di Stato per i beni e le attività culturali D'Andrea e per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Cuffaro.

La seduta inizia alle ore 14,40.


PROCEDURE INFORMATIVE
Comunicazioni del sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica sulle linee guida del Piano nazionale per la ricerca

Il sottosegretario CUFFARO, consegnando alla Commissione il testo delle Linee guida del Programma nazionale di ricerca, fa presente che tale documento è già stato esaminato dapprima dalla 4a Commissione e successivamente dall'assemblea plenaria del CIPE. Avviandosi ad illustrare i criteri che hanno presieduto alla sua redazione, manifesta fin d'ora la piena disponibilità del Governo a tener conto delle osservazioni e delle proposte che il Parlamento vorrà esprimere e avverte che lo stesso ministro Zecchino intende presentare alla Commissione il Piano quando il suo iter formativo sarà più avanzato. Le Linee guida rappresentano quindi un documento preliminare, sul quale la comunità scientifica nazionale non è ancora stata chiamata ad esprimersi, ma che egli ha ritenuto di presentare innanzitutto al Parlamento.

Il presidente ASCIUTTI esprime apprezzamento per tale atteggiamento, fondato su una corretta concezione dei rapporti fra Governo e Parlamento che peraltro taluni Ministeri non sembrano condividere.

Il sottosegretario CUFFARO riprende avvertendo che il documento consegnato non reca, al momento, le indicazioni degli altri ministeri sulla loro spesa per la ricerca, né le loro proposte. Quando anche tali elementi saranno acquisiti alla stesura finale, si disporrà per la prima volta di uno strumento organico per la valutazione e l'indirizzo della ricerca. La ricognizione in atto sulla spesa pubblica per la ricerca si è d'altro canto rilevata complessa, anche per la difficoltà di darle autonoma evidenza nell'ambito delle varie voci di spesa effettuate da ogni amministrazione; d'altra parte va segnalato positivamente il progressivo impegno delle varie Amministrazioni, certamente legato anche alla prospettiva di ottenere finanziamenti. Il Ministero finora ha rispettato i tempi che si era assegnato; in particolare, ha ritenuto opportuno presentare le Linee guida prima del Documento di programmazione economico -finanziaria (DPEF) al fine di offrire a quest'ultimo - cui spetta ai sensi della normativa vigente dettare gli indirizzi per la ricerca - una base concreta di elaborazioni e proposte. La tempestiva presentazione delle Linee guida e del Piano nazionale inoltre intende influire positivamente sulle decisioni di bilancio, così da evitare i tagli e gli slittamenti di risorse che troppo spesso si sono verificati in passato.
I profondi mutamenti intervenuti nel quadro normativo - con la riforma del Ministero, degli enti di ricerca e degli stessi strumenti di sostegno - hanno creato le condizioni per poter efficacemente programmare, coordinare e soprattutto valutare la ricerca. Specialmente tale ultimo profilo era rimasto finora sostanzialmente trascurato: proprio la mancanza di controlli ex post ha consentito che migliaia di miliardi erogati alle imprese per sostenere la loro ricerca fossero in realtà impiegati da queste ultime per obiettivi diversi.
Il documento sulle Linee guida - prosegue il Sottosegretario - offre innanzitutto un quadro non edulcorato, a tratti perfino impietoso, della situazione attuale, fornendo cifre sintetiche ma illuminanti. Negli ultimi anni, ad esempio, si è prodotta addirittura una flessione (dall'1,3 all'1) nella percentuale del PIL destinata alla ricerca. Altri elementi confermano la preoccupante debolezza strutturale della ricerca italiana: il numero di ricercatori in percentuale della popolazione, pari a metà della media europea, o la scarsezza delle risorse assegnate alla ricerca di base delle università. E' pur vero che queste ultime vanno sviluppando crescenti progetti in collaborazione con gli enti di ricerca e le imprese, ma tale prospettiva suscita il timore di una loro subordinazione alle esigenze dei secondi.
Il documento evidenzia altresì l'esiguità della percentuale della spesa dello Stato per studente universitario rispetto a quella degli altri Paesi e lamenta, per converso, l'alta percentuale di abbandoni universitari. Tutto ciò rappresenta, a suo giudizio, una anomalia strutturale (anche in termini di debolezza del legame fra scienza e mercato e di inadeguatezza degli strumenti atti a valorizzare le conoscenze a fini sociali) da recuperare nel più breve tempo possibile, pena l'irreversibile decadimento del livello culturale del Paese.
Anche nel contesto internazionale, l'Italia ha d'altronde registrato un penoso arretramento dal 28 al 31 posto rispetto ad alcuni parametri fissati dall'OCSE, cui si aggiunge il rischio di una deriva incontrollata del Mezzogiorno. In tale prospettiva, occorre dunque approfittare delle condizioni di discontinuità tecnologica indotte dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione elettronica per ripartire proprio dal Sud e superare l'attuale fase di crisi facendo leva sull'elemento di maggiore difficoltà.
Il documento individua altresì le possibili traiettorie di crescita economica che l'Italia deve intercettare, caratterizzando le politiche di sviluppo dei prossimi anni con una significativa sinergia fra pubblico e privato tale da delineare finalmente nuovi scenari di espansione delle attività produttive. Esso offre inoltre una valutazione delle dinamiche tecnologiche prevedibili nei prossimi decenni, per le quali occorrerà individuare specifici adattamenti al nostro sistema produttivo. Al riguardo, il Sottosegretario fa specifico riferimento al settore manifatturiero (tradizionalmente molto forte), le cui percentuali in termini di attività, ricerca ed innovazione non risultano tuttavia alla pari con quelle degli altri Paesi.
Quanto al secondo capitolo del documento, dedicato ai capisaldi del Programma nazionale per la ricerca, esso reca anzitutto le azioni strategiche di natura strutturale con ritorni sul medio-lungo periodo, indicando in particolare il rafforzamento della ricerca di base e delle infrastrutture di ricerca, da realizzare attraverso un fondo specifico destinato a progetti elaborati da università, enti e privati senza alcuna delimitazione disciplinare, sì da includere fra l'altro progetti relativi alle scienze umanistiche e sociali. Il documento indica altresì, fra le azioni strutturali con ritorni sul medio-lungo periodo, i progetti strategici per tecnologie pervasive multisettoriali ed i centri di eccellenza, per i quali prefigura una messa in rete che consenta l'interazione con il sistema europeo ed internazionale anche al fine di contrastare l'espatrio dei migliori studiosi italiani.
Quanto alle azioni con ritorni sul breve-medio periodo, il documento indica lo spin-off della ricerca e la formazione imprenditoriale, nella consapevolezza che il buon livello formativo italiano, per motivi connessi alla debolezza delle strutture, non riesce ad assicurare al Paese quelle energie che finiscono troppo spesso per operare all'estero. Il documento individua altresì, fra tali azioni, il potenziamento tecnico-scientifico del sistema produttivo e i servizi scientifici e tecnici per la salute, il territorio, l'ambiente e il clima.
Il Sottosegretario si sofferma infine sulle azioni trasversali prefigurate dal documento, sottolineandone il rilievo al fine di assicurare l'adeguato supporto tecnico-scientifico alle linee guida del programma di ricerca.
Avviandosi alla conclusione, egli richiama poi l'attenzione della Commissione sul quadro delle risorse finanziarie destinate alla realizzazione del Programma: lo Stato si prefigge infatti l'obiettivo di portare il rapporto fra spesa in ricerca e prodotto interno lordo ad un valore prossimo al 2 per cento stabilito in sede europea (benché l'indicazione sia ora quella di raggiungere il 3 per cento), attraverso un piano congiunto di investimenti pubblici, misure di incentivazione fiscale e valorizzazione dell'apporto privato. Per quanto riguarda in particolare la dinamica dell'investimento pubblico, lo Stato intende conseguire un incremento pari a 8.000 miliardi nel triennio 2000-2003, con un primo significativo incremento di 4.000 miliardi con la prossima manovra finanziaria e ulteriori incrementi di 2.000 miliardi l'anno nel biennio successivo; nel triennio 2004-2006 sono invece previsti incrementi più ridotti. In tal modo, al termine dei 6 anni, si conseguirebbe un livello di investimento pubblico pari a 21.000 miliardi annui che, sommati ad altre fonti di finanziamento (prevalentemente di carattere privato e europeo) che assicurano fondi per ulteriori 21.000 miliardi, consentirebbero un investimento complessivo di 42.000 miliardi, pari appunto al 2 per cento del prodotto interno lordo previsto per il 2006.

Il senatore LORENZI esprime vivo compiacimento per l'esposizione del Sottosegretario e, in particolare, per l'impegno finanziario (a suo giudizio rivoluzionario) assunto dal Governo, che dischiude orizzonti finora inimmaginabili.

Il PRESIDENTE rinvia quindi il dibattito sulle comunicazioni rese dal sottosegretario Cuffaro ad altra seduta.