XIII legislatura

CAMERA DEI DEPUTATI

VII COMMISSIONE
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

AUDIZIONE

 

Seduta di giovedì 8 giugno 2000*

La seduta comincia alle 9.15.

Audizione del sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica, Antonino Cuffaro, sulle linee guida del Programma nazionale di ricerca.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica, Antonino Cuffaro, sulle linee guida del Programma nazionale di ricerca.
Do subito la parola al sottosegretario, ringraziandolo per essersi reso disponibile ad illustrare alla Commissione le linee guida in una fase di consultazione cui il ministero sta procedendo.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Desidero subito precisare che è intenzione del ministro Zecchino affrontare nuovamente il tema in questa sede quando il Programma nazionale di ricerca sarà definito e perfezionato; nel frattempo, intendiamo presentare le linee guida del programma.
Il documento sulle linee guida del Programma nazionale di ricerca, che lascerò alla Commissione, riporta molti dati e presenta una parte di analisi, anche se quanto mai sintetica, ed una parte propositiva. Cercherò di esporne il contenuto a grandi linee; la sua illustrazione richiederebbe infatti molto tempo, per cui credo sia preferibile da parte dei membri della Commissione esaminare il documento ed eventualmente porre interrogativi ai quali sono assolutamente disponibile a rispondere, magari in un'altra seduta. Ritengo che da un'attenta lettura del documento possano venire spunti, proposte, anche critiche e suggerimenti, che noi accoglieremo volentieri perché questo è il nostro proposito.
Abbiamo in animo di convocare i presidenti degli enti, la CRUI, il Consiglio universitario nazionale, le organizzazioni sindacali, tutto il mondo delle imprese che orbita attorno alla ricerca; tuttavia abbiamo ritenuto doveroso, prima di avviare queste consultazioni, informare ed ascoltare le Commissioni parlamentari. La prossima settimana presenterò questo stesso documento presso la 7a Commissione del Senato.
Vorrei prima di tutto informarvi dei passi che sono stati già compiuti. Nel dicembre 1999 abbiamo svolto una discussione presso la IV commissione formazione e ricerca del CIPE, fissando un certo calendario che abbiamo cercato di rispettare. Avevamo promesso che le linee guida sarebbero state pronte entro maggio ed il termine è stato rispettato: infatti, il documento grezzo è stato già presentato alla IV commissione del CIPE e successivamente in una seduta plenaria del CIPE stesso. È significativo il fatto che il ministro Zecchino abbia voluto partecipare all'una e all'altra commissione: la commissione ricerca e formazione è formalmente presieduta dal sottosegretario, ma il ministro ha voluto essere presente proprio per sottolineare l'importanza che diamo a questo appuntamento. In quella sede abbiamo potuto registrare un largo consenso. Certamente si tratta di un documento di massima, però anche su di esso si sarebbero potute appuntare critiche ed osservazioni. Abbiamo comunque già apportato delle modifiche in base a suggerimenti e richieste di altri ministeri. Questo è un fatto molto importante, perché il Programma nazionale di ricerca è uno strumento nuovo e la procedura è inedita. È risultata complessa l'opera di ricognizione delle attività svolte dai vari ministeri per obiettivi di ricerca, ma abbiamo potuto notare con soddisfazione un coinvolgimento crescente delle altre amministrazioni. Credo che questa sia la prima volta che si opera assieme con un forte spirito di collaborazione, stimolato dal fatto che il Programma nazionale di ricerca non è un mero documento che indichi finalità, ma è comprensivo anche dell'importante capitolo dei finanziamenti e ciò crea maggior interesse per le amministrazioni, le quali hanno sempre un occhio particolare alle risorse.
Abbiamo voluto accelerare l'iter per presentare le linee del programma in anticipo rispetto al documento di programmazione economico-finanziaria. Il decreto legislativo n. 204 del 1998 indica nel documento di programmazione economico-finanziaria la base per fissare gli indirizzi del sistema nazionale di ricerca. Se avessimo predisposto - anche se siamo nella fase iniziale - le linee guida del Programma nazionale dopo la presentazione del documento, si sarebbe prodotta una sfasatura; credo che invece il Parlamento apprezzerà il fatto che per la fissazione di questi indirizzi nel documento di programmazione economico-finanziaria vi sia una vasta base per la discussione, la riflessione e la proposta. Il documento di programmazione economico-finanziaria fisserà quindi indirizzi per il sistema nazionale e costituirà anche i finanziamenti per poter realizzare questi indirizzi sulla base non più soltanto delle sollecitazioni del ministero ma di un documento sottoposto ad un'ampia discussione, alla quale partecipa la stessa comunità scientifica.
Il documento che sottopongo alla vostra attenzione parte dalla premessa che sono state apportate profonde modifiche al quadro normativo concernente l'organizzazione della ricerca in Italia, modifiche che consentono, diversamente dal passato, di coniugare le iniziative autonomamente sviluppate del sistema scientifico e delle sue componenti con le esigenze complessive del sistema paese, sistema che fa riferimento a scienza, tecnologia ed innovazione. Nel documento si sottolinea con forza che oggi, contrariamente al passato, grazie alle nuove norme che abbiamo varato con il contributo essenziale della Commissione bicamerale, quindi del Parlamento, esiste la possibilità di programmare, coordinare e valutare le attività di ricerca. Soprattutto sulla valutazione in passato si registrava una forte debolezza del nostro sistema; anzi, ancora nel 1997, nel presentare la relazione sullo stato della ricerca, il ministro Berlinguer ha dovuto sottolineare la mancanza nel nostro paese di una cultura della valutazione. Noi abbiamo cercato non solo di rimediare, nel senso di evidenziare l'interesse e l'importanza di questa categoria, ma anche di costruire strumenti oggettivi ed organismi che possano attuare questa valutazione. Non saranno certamente le parti politiche del ministero ad operarla - lo voglio dire a scanso di equivoci -; si tratta di affidarla alla comunità scientifica, ma sulla base di parametri ben individuati e forse anche di qualche confronto di carattere internazionale.
In una parte del documento si sottolineano le novità introdotte dal decreto legislativo n. 204 per quanto riguarda la formazione degli organismi e la modifica ed il riordino degli enti pubblici di ricerca e ci si sofferma sui nuovi aspetti del sostegno alla ricerca applicata del sistema produttivo. Come sapete, è stato riordinato il fondo per le agevolazioni alla ricerca, che assorbe tutti gli altri canali di finanziamento e fa della valutazione ex ante ed ex post un elemento fondamentale per impegnare le risorse pubbliche.
Nel documento troverete un quadro senza veli dell'attuale situazione della ricerca italiana, direi un quadro quasi impietoso, ed una parte che mette in luce i ritardi, la posizione arretrata del nostro paese in questo settore rispetto all'Europa e ad altri paesi industrialmente avanzati, segnalando una preoccupante debolezza strutturale (così viene definita nel documento). Si tratta quindi di un nodo strutturale che deve essere superato con interventi che sappiano agire nel profondo del sistema stesso e sulla base di obiettivi ben delineati.
Si denuncia la carenza di risorse, in particolare la percentuale del prodotto interno lordo, in cui l'Italia ha avuto addirittura una flessione nell'arco di dieci anni, passando dall'1,3 per cento del prodotto interno lordo all'attuale 1,03 (qualche dato è controverso, ma si tratta obiettivamente di una diminuzione). Si sottolinea inoltre la scarsità di risorse umane, nonostante i centri di eccellenza ed il livello dei nostri ricercatori: da un confronto con la media degli altri paesi europei risulta che il numero dei nostri ricercatori è la metà, l'età è elevata ed esiste una tendenza alla fuga dei cervelli, in quanto molto spesso l'attuale assetto dissipativo del sistema non riesce a trattenere personalità di rilievo nel campo della ricerca che sono state formate nel nostro paese.
Vi sono dati molto interessanti ed inediti sulla ricerca di base, sia nel comparto dell'industria sia per quanto riguarda i fondi e gli stanziamenti per l'università. Risulta anche la debolezza dell'impegno in ricerca del sistema imprese del nostro paese: abbiamo un 44,3 per cento di impegno finanziario contro il 60 per cento ed oltre di alcuni paesi con cui potremmo confrontarci, senza alterare nel confronto le caratteristiche del nostro sistema.
Ci sono interessanti dati che denunciano il limite della spesa per studente universitario e ribadiscono il fatto che il numero dei laureati è insoddisfacente rispetto alla media europea. Una parte rilevante del documento è riservata a verificare quale influenza questi aspetti del nostro sistema di ricerca abbiano sul posizionamento complessivo del sistema produttivo e del livello dei servizi dell'Italia, con alcuni dati interessanti che riguardano le alte tecnologie ma anche i settori manifatturieri tradizionali, nei quali scopriamo una debolezza delle attività di ricerca che è preoccupante per la stessa sorte di questi settori e, addirittura, una contrazione dell'impegno di alcune aziende che, per lo stesso processo di privatizzazione, hanno in parte ridotto il loro impegno nella ricerca.
In sostanza, sono state individuate nel documento alcune anomalie che possono essere così sintetizzate: una grande debolezza nel legame fra scienza e mercato - inteso tra virgolette -, cioè tra scienza e sistema produttivo, ed anche una inadeguata capacità di valorizzare le conoscenze anche ai fini sociali; cioè sul versante in cui dovremmo impegnarci di più e soprattutto il settore pubblico dovrebbe avere programmi e progetti, esiste una incapacità di valorizzare le conoscenze che spesso sono a nostra disposizione.
Un confronto si fa anche rispetto al contesto internazionale. Si segnala una posizione di declino del sistema paese - abbiamo avuto arretramenti che ci mettono tra gli ultimi posti in Europa - e c'è una sottolineatura forte e motivata della deriva del Mezzogiorno, per gli elementi strutturali che lo caratterizzano anche sotto il versante scienza. Si pensi, ad esempio, che nel Mezzogiorno si svolgono attività di ricerca soltanto per il 14,9 per cento rispetto alla percentuale nazionale: elemento che si scontra anche con le potenzialità, le possibilità nonché l'esistenza di un certo numero di centri che potrebbero, se adeguatamente sviluppati, dare un grosso contributo al paese. Parliamo di scienza e tecnologia come grande risorsa del paese; in questo momento in cui si stanno attuando modificazioni profonde nel mercato della scienza e della tecnologia, il documento afferma che bisognerebbe considerare la debolezza del Mezzogiorno come un elemento su cui impegnarci per costruire un'opportunità nuova per tutto il paese.
Il documento fa riferimento agli studi OCSE ed alle specificazioni previsionali che provengono dalle analisi effettuate di recente dalla Commissione dell'Unione europea e cerca di individuare - questi cominciano ad essere gli aspetti propositivi delle linee guida del Programma nazionale di ricerca - le possibili traiettorie di crescita economica in cui l'Italia abbia possibilità e specifiche ragioni per impegnarsi. Credo che uno sforzo compiuto in questa direzione possa avere un grande significato, tenendo conto che, complessivamente, si segnala una discontinuità della società della conoscenza, nella quale l'Italia dovrebbe inserirsi.
Questa è una parte impegnativa delle linee guida, che credo vada verificata attentamente e raccordata al documento di programmazione economica e finanziaria, perché non possiamo illuderci che a segnalare gli obiettivi di crescita possano essere soltanto le linee guida del Programma nazionale di ricerca. Per la parte che compete scienza e tecnologia noi indichiamo dei settori, indichiamo una strada che è in coerenza anche con alcune indicazioni di organismi internazionali che hanno compiuto valutazioni molto interessanti. Abbiamo segnalato alcuni macro obiettivi che possono caratterizzare le politiche di missione convergenti nei nuovi scenari della competizione knowledge-based, cioè di una società basata sulla conoscenza, ed anche le dinamiche tecnologiche prevedibili nei prossimi decenni.
Il documento entra, poi, nel vivo e nel concreto dei capisaldi del Programma nazionale di ricerca. In passato ci si diffondeva molto sulle analisi per documenti che non erano complessivi come quello oggi al nostro esame; però, al momento della proposta i programmi - devo dirlo - non erano commisurati rispetto alle analisi ed agli obiettivi che si andavano individuando. Oggi, noi abbiamo fissato il quadro di alcune priorità, alcuni obiettivi strategici e poi indicato alcune azioni strategiche ben precise: azioni di natura strutturale sul lungo-medio periodo, puntando molto sullo sviluppo della ricerca di base e sulle infrastrutture di ricerca, sui progetti strategici per tecnologie pervasive che attraversano trasversalmente il sistema produttivo, precisando anche alcuni settori di intervento. Ci aspettiamo che su tali settori vi sia dissonanza tra le varie componenti della comunità scientifica. Sicuramente ci sarà un dibattito, ma io credo sia opportuno che, almeno da parte nostra, ci si assuma la responsabilità di indicare alcuni settori, in coerenza con l'analisi che fa il documento. Inoltre, per queste azioni puntiamo molto sulla costruzione e messa in rete di centri di eccellenza che possano poi avere un profondo collegamento con il sistema europeo, che sappiamo avere bisogno anch'esso di una serie di interventi.
Vorrei spendere qualche parola in più sul problema della ricerca di base. Nelle nostre università, per la cosiddetta ricerca del 40 per cento si spendono 320 miliardi all'anno; la metà degli emolumenti che vanno ai docenti universitari è indicata nei nostri bilanci come remunerazione per le attività di ricerca, per cui si verifica una sfasatura enorme: 4 mila miliardi per indennità per l'attività di ricerca e soltanto 320 miliardi di risorse disponibili per il complesso dei nostri atenei. Se dovessimo giudicare il sistema sotto questo profilo dovremmo dire che si tratta non soltanto di una anomalia bensì di una stortura gravissima. In realtà, poi, ci sono intrecci tra le attività che si svolgono all'interno delle università, il sistema produttivo e così via; però non c'è dubbio che i mezzi sono insufficienti. Vogliamo mettere a disposizione delle università, così come anche di tutti i centri di ricerca e dei singoli che volessero sviluppare progetti, una quantità di risorse sufficienti; per questo (come dirò meglio a proposito del quadro di riferimento di carattere finanziario) chiediamo che si istituisca un fondo per la ricerca di base che vada ad alimentare, appunto, ricerche supplementari di base, tenendo anche presente che nella nostra industria si registra una percentuale bassissima rispetto agli altri paesi, e che attivi altri centri che trasversalmente, in termini interdisciplinari, possono collegarsi tra loro e con il meglio che esiste nel continente europeo.
Oltre a queste azioni di natura strutturale sul lungo-medio periodo si prevedono, nel documento, azioni con ritorni sul breve-medio periodo per la formazione imprenditoriale, naturalmente nel campo della ricerca, il potenziamento tecnico-scientifico del sistema produttivo, lo sviluppo dei servizi scientifici e tecnici per salute, territorio, ambiente e clima; infine, azioni trasversali per la internazionalizzazione delle nostre strutture di ricerca, il rapporto con i paesi in via di sviluppo - si segnala in modo particolare il rapporto con i paesi del bacino del Mediterraneo -, la valutazione, il monitoraggio, il management della ricerca, la diffusione della cultura scientifica, la valorizzazione - è questa l'azione finale ma non certo la meno importante - del decentramento e del trasferimento tecnologico assegnato alla regione e spesso attuato, anche in sede locale, dai parchi o dagli enti pubblici di ricerca (come ad esempio l'ENEA) che svolgono una funzione molto importante.
Capitolo finale delle linee guida, che poi costituisce una conseguenza ma anche una premessa dell'impostazione del Programma nazionale di ricerca, è il quadro delle risorse finanziarie necessarie ad attuarlo. C'è un programma di investimenti pubblici; ci sono misure ed incentivi fiscali per promuovere gli investimenti privati; c'è una stima del fabbisogno per i prossimi anni e dell'aumento dell'impegno anche nel settore pubblico. Suggerisco di guardare con grande attenzione il diagramma che abbiamo costruito per questa progressione di investimenti nella ricerca: partiamo da uno scatto iniziale in più di 4 mila miliardi, l'aumento diminuisce nel corso degli anni per far sì che nell'arco di cinque-sei anni si possa raggiungere la media europea, ma con un crescente contributo delle risorse private. Pensiamo che nel 2006 dovrebbe essere raggiunto un equilibrio per cui il 50 per cento degli investimenti provenga dal settore pubblico ed il 50 per cento, per trascinamento anche delle azioni che si svolgono sotto l'impulso del Programma nazionale di ricerca, dal privato. Credo che sia la prima volta che in anticipo rispetto al DPEF - l'ho detto e lo ripeto ancora una volta - si compie uno sforzo non solo per fissare gli indirizzi verso i quali spingere il sistema di ricerca riformato, ma anche per quantificare l'impegno finanziario che deve essere sostenuto. È un po' una sfida, per la quale ci aspettiamo che ci sia un forte sostegno da parte del Parlamento.
La nostra non è una proposta avventata. Voglio sottolineare che a Lisbona i Capi di Governo, parlando di formazione e ricerca, hanno dato un'indicazione di massima: impegnare un quarto dell'aumento del prodotto interno lordo all'anno per formazione e ricerca in più. Questo significherebbe per l'Italia oltre 16 mila miliardi, considerato l'aumento del nostro prodotto interno lordo, cioè 8 mila miliardi per il sistema di formazione e 8 mila miliardi per quello di ricerca; considerato il 50 per cento dell'intervento pubblico, i 4 mila miliardi sono pienamente giustificati. Vorrei dire, senza tediarvi molto, che anche recentemente è stato votato dal Parlamento europeo un documento che invita, addirittura, i paesi dell'Unione europea a portare il loro intervento nazionale per la ricerca al 3 per cento del prodotto interno lordo. Noi avremmo fatto una proposta un tantino avventata se avessimo prospettato di arrivare a questo traguardo nell'arco di sei anni; realisticamente pensiamo di arrivare perlomeno all'attuale media europea: sarebbe una buona base di lancio per guardare al futuro con una certa tranquillità.
Vorrei sottolineare, nel concludere, che mancano ancora alcuni organismi previsti dal decreto legislativo n. 204, quali l'Assemblea della scienza e della tecnologia ed i consigli scientifici nazionali. Abbiamo incontrato delle difficoltà in proposito, stante l'esistenza di un problema di base elettorale che deve essere precisata da parte degli enti, ma sono in corso le procedure per definire questi organismi ai quali assegniamo un grande valore. Io sono partito da quello che manca, ma per tutto il resto gli organismi previsti dal decreto legislativo n. 204 sono stati formati, sono attivi ed hanno fornito un contributo notevole alla definizione delle linee che io presento; il CEPR ed il CIVR sono stati fortemente impegnati. Non si tratta quindi di un lavoro d'ufficio, burocratico. In questo senso, voglio anche sottolineare la grande opera svolta dal segretariato, che è l'organo di congiunzione tra Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e CIPE; il segretariato opera presso il ministero ma è in continuo collegamento con gli altri dicasteri. Desidero ringraziare qui pubblicamente il professor Aldo Romano il quale, assieme ai dirigenti del ministero, ha coordinato magistralmente questa attività che si presentava del tutto nuova, inedita e che avrebbe potuto portare a tempi biblici la formulazione del Programma nazionale di ricerca.
Ribadisco l'auspicio che, essendo stati rispettati i tempi in partenza e stante la volontà di procedere speditamente alle consultazioni, all'inizio di ottobre il Programma nazionale sia definito, completo e spero addirittura scarnificato, nel senso che nella stesura finale alcune considerazioni potranno essere trascurate per andare al sodo degli obiettivi da raggiungere e per precisare meglio le azioni che sono state indicate in queste linee guida.
Vi ringrazio molto per l'attenzione e resto a vostra disposizione per eventuali domande e per qualunque altro impegno la Commissione intendesse in proposito chiedere al Governo.

PRESIDENTE. Ringrazio il sottosegretario Cuffaro per la relazione svolta.

DOMENICO VOLPINI. Mi riservo di intervenire successivamente, dopo aver letto il documento testé illustratoci dal sottosegretario. Vorrei solo sottolineare che i consigli scientifici nazionali e l'Assemblea della scienza e della tecnologia non sono solo importanti, sono addirittura indispensabili organi di legge, per cui devono essere assolutamente costituiti ed organizzati; a mio avviso si è troppo procrastinata questa situazione. In pratica, qualora non si procedesse alla loro costituzione si taglierebbe fuori la comunità scientifica dall'organizzazione, dalla progettazione e dalla decisionalità della ricerca scientifica in Italia. Ciò sarebbe grave, perché si violerebbe uno dei punti essenziali della filosofia del decreto legislativo n. 204 e di tutto il riordino del sistema.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Desidero rispondere subito a questa osservazione. Sono d'accordo con l'onorevole Volpini; io segnalavo le difficoltà che ci sono venute da alcuni enti per la costituzione della base elettorale. Abbiamo dovuto sollecitarli ed ora li abbiamo messi davanti ad un aut aut: o ci forniscono gli elenchi degli elettori oppure noi escluderemo quell'ente dalla partecipazione alle elezioni. Diversamente, finiremmo per bloccare la costituzione sia dei consigli che dell'Assemblea. Io ho parlato dell'importanza che a tali organismi attribuisce il ministero: è evidente che l'importanza è anche legata alle funzioni che essi devono svolgere in base alla legge.

PRESIDENTE. Ringrazio nuovamente il sottosegretario Cuffaro per essere intervenuto.
Il seguito dell'audizione è rinviato ad altra seduta.

La seduta termina alle 9.50.

 

*Resoconto stenografico della seduta pubblicato dalla Camera dei deputati.