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  Entra in Decreto Interministeriale 5 agosto 1998 n.363 - Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze delle universitā e degli istituti di istruzione universitaria ai fini delle norme contenute nel d.l. 19.09.94, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni. Divisore Grafico
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Decreto Interministeriale 5 agosto 1998 n.363

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

Il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modificazioni e integrazioni, concernente l'attuazione delle direttive CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro prevede, tra l'altro all'art. 1, comma 2, che le norme in esso contenute siano applicate tenendo conto delle particolari esigenze delle università e degli istituti di istruzione universitaria; dette particolari esigenze sono individuate con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanità e della funzione pubblica.

Per quanto attiene alle istituzioni universitarie, tenuto conto delle attività istituzionalmente svolte, dette particolari esigenze trovano fondamento: - nella garanzia della libertà di ricerca e di didattica, sancita dall'articolo 33 della Costituzione, ribadita anche dall'articolo 6 della legge del 9 maggio 1989, n. 168;
- nella peculiare realtà degli atenei, ove si svolgono attività di ricerca, di didattica, di assistenza e di servizio, per natura ed organizzazione diverse dalle attività produttive e dai servizi privati, come pure da quelle di altre pubbliche amministrazioni;
- nella necessità di garantire negli atenei, con uniformità di procedura, l'applicazione della legislazione in materia di prevenzione, protezione, sicurezza ed igiene del lavoro, nel rispetto delle loro specificità;
-nella necessità di regolare le attività svolte dal personale docente, ricercatore, tecnico, amministrativo, dagli studenti e dai soggetti esterni all'università che operano per conto e nell'ambito della stessa, le quali, pur essendo disciplinate dalle norme di legge in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, nonché per la prevenzione incendi, debbono essere anche regolate tenendo conto delle esigenze connesse al servizio espletato dalle università stesse.

Le università, infatti, presentano queste peculiari caratteristiche: - sono costituite da un'aggregazione di strutture eterogenee - che risultano essere autonome con riferimento ad alcuni settori di attività, ma interdipendenti con riferimento ad altri -, presso le quali svolgono la loro attività personale docente, ricercatore e personale tecnico ed amministrativo, ognuno sulla base delle specifiche attribuzioni e competenze;
- l'attività di ricerca e quella sperimentale, proiettandosi verso nuove tecnologie, spesso comportano la progettazione e l'utilizzo di prototipi di macchine, di apparecchi ed attrezzature di lavoro, di impianti o di altri mezzi tecnici ovvero di agenti chimici, fisici e biologici, anche all'uopo prodotti in via innovativa; a ciò consegue la possibilità di rischi nuovi o non compiutamente conosciuti, per i quali è comunque necessaria un'apposita valutazione, nei limiti delle attuali conoscenze;
- il personale, sia organicamente strutturato che non, spesso agisce anche in autonomia, sia organizzativo-gestionale che di risorse, tanto presso la propria struttura, quanto presso altre strutture; l'attività del personale, inoltre, si svolge secondo tempi, modalità ed organizzazione del tutto particolari, sia per quanto riguarda gli studenti, sia per quanto riguarda il personale docente e ricercatore; nelle strutture universitarie, inoltre, si svolgono attività culturali e scientifiche, aperte anche a persone esterne alle università;
- talora viene utilizzato un patrimonio edilizio ed immobiliare di particolare pregio culturale sottoposto a vincoli di tutela, che è caratterizzato da una molteplicità di origini e di destinazioni;
- i laboratori, le aule, i centri di servizi, le biblioteche, gli uffici, gli stabulari, le officine, i reparti sanitari, presentano molteplici tipologie di rischio fortemente differenziate tanto per qualità che per intensità, ma comunque riconducibili a gruppi omogenei con riferimento alle misure di prevenzione e protezione da adottare;
- notevole è la frequenza di collaborazioni con enti di ricerca, di servizio, assistenziali e produttivi, pubblici e privati, nello svolgimento delle quali il personale delle università e quello degli enti coinvolti concorre direttamente al raggiungimento dei fini comuni; ciò comporta la preventiva definizione dei ruoli, onde evitare sovrapposizioni di funzioni;
- la formazione degli studenti, nell'avanzare degli studi, deve essere realizzata anche sulle procedure di sicurezza e prevenzione, in relazione alle attività specifiche da svolgere e agli eventuali rischi ad esse collegati; nel corso dell'attività didattica, infatti, gli studenti frequentano ambienti e svolgono attività potenzialmente a rischio in maniera differenziata;
- l'articolazione organizzativa delle attività universitarie, definita dai singoli statuti di autonomia previsti dalla legge 9 maggio 1989, n. 168, sovente si svolge in più sedi o poli, con connotazioni di specificità per ciascuna sede;
- in ragione della molteplicità delle attività svolte (didattica, ricerca, assistenza, servizi ed amministrazione), si presenta difficile la individuazione di un unico datore di lavoro, in presenza della riconosciuta autonomia delle singole strutture e dei ricercatori, nonché della molteplicità delle "unità produttive" di riferimento.

La definizione dello schema di regolamento risulta concordata con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con il Ministero della sanità, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la funzione pubblica, i cui qualificati rappresentanti hanno partecipato ad una conferenza di servizi indetta presso questo Ministero.

Va evidenziato, altresì, che lo schema di regolamento è finalizzato alla realizzazione di una più efficace e specifica tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione rivolta agli studenti e a quanti operano, a vario titolo, nelle strutture degli atenei.

Con riferimento, poi, alle singole previsioni contenute nei dieci articoli di cui si compone lo schema di regolamento, si ritiene opportuno evidenziarne i punti salienti.

L'articolo 1 identifica il campo di applicazione e le esigenze connesse alle attività di didattica, ricerca e assistenza svolte direttamente e/o indirettamente nelle sedi universitarie, sia interne che esterne. Nell'articolo 2 sono individuati, quali datori di lavoro, il rettore o i soggetti di vertice di singole strutture operanti nelle università, dotati di capacità di spesa e gestione, nonché le unità produttive, identificate nelle strutture, sia amministrative che didattiche, presso le quali svolgono le proprie attività le varie tipologie di personale. Particolare rilievo, inoltre, assumono le definizioni di laboratorio, di lavoratore, di responsabile della attività didattica o di ricerca in laboratorio, definizioni queste, in parte innovative, che, nella variegata realtà universitaria, costituiscono necessari punti di riferimento ai fini della concreta applicazione nelle singole sedi delle norme contenute nel decreto legislativo n. 626/1994 e successive modificazioni ed integrazioni.

Negli articoli 3, 4 e 5 vengono specificati competenze e doveri dei soggetti e delle categorie individuati dall'articolo 2; particolarmente rilevanti sono gli obblighi previsti per il responsabile dell'attività didattica o di ricerca in laboratorio. La prevista definizione di obblighi e competenze si rende necessaria perché il docente è completamente autonomo sia nelle fasi di programmazione e organizzazione che nello svolgimento delle attività didattiche e di ricerca, per le quali è titolare di autonomia anche con riferimento alla gestione dei fondi assegnati; sulla gestione di tali fondi, infatti, né il rettore né i direttori delle strutture hanno alcun potere decisionale.

Con l'articolo 6 viene esteso al responsabile della attività didattica o di ricerca in laboratorio l'obbligo della formazione e informazione a tutti i soggetti esposti, relativamente ai rischi e alle misure di prevenzione e protezione da adottare, a seguito di preventiva informazione ai soggetti e alle categorie di cui all'articolo 2, e ai collaboratori. Tale obbligo, in particolare, va assunto da parte del responsabile dell'attività didattica e di ricerca nei confronti degli studenti, verso i quali egli è il primo e principale referente all'interno dell'ateneo. Si ritiene opportuno evidenziare che la previsione di questa nuova figura rappresenta un fondamentale elemento di raccordo nell'ambito dell'organizzazione universitaria, diretto a correlare la necessaria precipua autonomia delle attività didattiche e di ricerca svolte nelle università con le esigenze di definire precise responsabilità in materia di prevenzione, protezione e sicurezza.

L'articolo 7 detta disposizioni per la individuazione delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, in base a quanto disposto dall'art. 18 del decreto legislativo 626/1994, intendendosi regolamentare, in tal modo, anche le rappresentanze del personale docente e ricercatore che, non essendo contrattualizzato, non è ricompreso nella normativa prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

L'articolo 8 è stato riformulato tenendo conto delle osservazioni espresse dal Consiglio di Stato.

Sussistono obiettive difficoltà ad applicare l'attuale normativa di prevenzione incendi alle istituzioni universitarie, le quali, come è noto, utilizzano sovente un patrimonio edilizio ed immobiliare di particolare pregio culturale, sottoposto a vincoli di tutela e caratterizzato da una molteplicità di origini e di destinazioni .

Si rende, pertanto, necessario prevedere per gli atenei una specifica normativa in materia di prevenzione incendi e procedure di emergenza.

Nelle more della emanazione di tale disciplina si prevede che le università possano richiedere la deroga al rispetto delle condizioni prescritte dalle vigenti disposizioni legislative utilizzando la procedura prevista dall'articolo 6 del regolamento governativo recentemente adottato con decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.

La previsione contenuta nell'articolo 9 è diretta a disciplinare le situazioni ricorrenti in caso di progettazione ed utilizzo di prototipi e di nuovi prodotti, determinando la relativa sfera di competenza e responsabilità del datore di lavoro e del responsabile dell'attività didattica o di ricerca in laboratorio; in tal modo, sulla base delle conoscenze disponibili, viene introdotta una disposizione finalizzata a predisporre misure di prevenzione e protezione anche nell'ambito di nuove attività non regolamentate.

Infine, per tutte le fattispecie non disciplinate dal decreto legislativo 626/1994, e con riferimento al personale che presta la propria attività per conto delle università presso enti esterni così come quello di enti che svolgono la loro attività presso le università, nell'articolo 10 vengono individuati i soggetti cui competono gli obblighi previsti dalla vigente normativa in materia di garanzia e sicurezza; vengono previsti, altresì, i tempi di realizzazione dei relativi accordi, nonché sono demandati alla contrattazione decentrata di ateneo le modalità relative alla elezione o designazione delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza.

Tale articolo, infatti, è volto a regolamentare quelle situazioni ove non è possibile individuare le figure previste dal decreto legislativo 626/1994, mediante l'adozione di specifici accordi diretti a chiarire competenze e responsabilità di tutti gli enti coinvolti; si pensi, a titolo esemplificativo, alla realtà di una struttura convenzionata (ospedaliero - universitaria) nella quale operano personale sia universitario che ospedaliero, in strutture aventi diversa titolarità.

Si precisa, infine, che non si è ritenuto opportuno aderire alla osservazione del Consiglio di Stato, intesa a far espungere dal preambolo l'articolata elencazione delle particolari esigenze dell'attività universitaria, contrassegnate dalla lettera a) ad m).

Si è ritenuto, infatti, che i suddetti riferimenti hanno la finalità di porre in evidenza la peculiarità delle istituzioni universitarie e, pertanto, la eliminazione degli stessi renderebbe incomprensibile il dispositivo dello schema di provvedimento, vanificando gli stessi presupposti che ne costituiscono il fondamento.

Analoghe considerazioni valgono per quanto riguarda il mantenimento nel testo dell'articolo 1, finalizzato a ricomprendere, nel campo di applicazione del regolamento, tutte quelle particolari attività delle istituzioni universitarie che ne sono alla base.

 

 
   

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