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DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA 1999-2001
(Doc. LVII, n. 3)

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 aprile 1998

Estratto


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III - L' ITALIA IN EUROPA: STABILITA' E CRESCITA

5 - IL TRIENNIO 1999-2001: GLI OBIETTIVI MACROECONOMICI

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5.4 - Le politiche per lo sviluppo nella politica di bilancio

Nel prossimo triennio la politica di bilancio sarà orientata al sostengo dell'occupazione e dell'attività produttiva nelle aree meno sviluppate. Essa affiancherà le azioni che saranno intraprese in questi settori mediante l'utilizzo di risorse finanziarie già acquisite con il bilancio del 1998 e con gli strumenti che sono compiutamente descritti nella Parte V del presente Documento. Il Bilancio programmatico dello Stato per il prossimo triennio concorrerà, quindi, a sostenere:


gli investimenti per infrastrutture, di sostegno all'attività economica e per la formazione del capitale umano;


la ricostruzione delle zone recentemente colpite da calamità naturali;


alcuni interventi nei settori più rilevanti, oltre che per il loro significato intrinseco, per i loro effetti sulla crescita economica (istruzione e università, sanità, sicurezza, riqualificazione delle pubbliche amministrazioni e del loro personale, edilizia abitativa);


l'avvio di una politica di riduzione della pressione tributaria.

In via programmatica, gli interventi addizionali a sostegno dello sviluppo ammonteranno a circa 26.600 miliardi nel triennio e saranno ripartiti per 5.000 miliardi nelle politiche di sviluppo di alcuni settori prioritari, per 15.600 miliardi nelle politiche di sostegno degli investimenti e di ricostruzione delle zone colpite dai terremoti e per 6.000 miliardi nella riduzione della pressione fiscale.

Le conseguenze finanziarie dell'azione di sostegno dello sviluppo e dell'occupazione devono essere considerate nella determinazione dell'entità e del profilo temporale della manovra correttiva. Gli esborsi di cassa che il Governo stima come possibile conseguenza delle azioni che verranno assunte con la Legge Finanziaria e i provvedimenti ad essa collegati per il sostegno dello sviluppo del sistema economico e dell'occupazione, nonchè per la realizzazione degli obiettivi di riordino dei settori di spesa che sono stati ritenuti prioritari, vanno a ridurre i valori tendenziali dell'avanzo primario (e aumentare corrispondentemente i valori tendenziali dell'indebitamento netto). Per il prossimo triennio quindi la manovra correttiva dovrà produrre gli spazi finanziari necessari per garantire la copertura finanziaria delle suddette azioni di politica economica.

Con il Documento di Programmazione Economico-finanziaria per il triennio 1999-2001 si avvia la "normalizzazione" della programmazione finanziaria. Possono infatti essere considerati conclusi gli anni nei quali la politica di bilancio si caratterizzava esclusivamente per aspetti quantitativi, riduzioni di spesa e aumenti di entrate. A partire dal 1999, la politica di bilancio riprende a muoversi lungo i percorsi tracciati dalla legge n. 468 del 1978 che attribuisce al processo di bilancio, compatibilmente con gli obiettivi fissati sui saldi di bilancio, la funzione di generare gli spazi finanziari con le azioni di politica economica.

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V - LE POLITICHE PER L' OCCUPAZIONE E LO SVILUPPO

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13. GLI INTERVENTI SUL TESSUTO CIVILE

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13.2- Istruzione, formazione e ricerca scientifica

Le politiche per lo sviluppo e per l'occupazione richiedono un crescente investimento in capitale umano allargando il numero di persone dotate di una formazione qualificata e flessibile, paragonabile a quella dei maggiori paesi industrializzati, nei quali ricerca, innovazione e qualità della forza lavoro costituiscono i principali punti di forza del sistema produttivo.

In tale prospettiva il Governo intende assolvere gli impegni assunti, anche di natura finanziaria, volti ad attivare le politiche dell'istruzione e della formazione, come definite negli Accordi sottoscritti il 10.12.1997 con le tre Confederazioni sindacali.

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13.2.2 - L'Università e la ricerca scientifica

L'alta formazione e la ricerca sono fattori decisivi per lo sviluppo della competitività del nostro paese e per la sua capacità di esercitare un ruolo non subalterno nel processo di integrazione europea. Questa consapevolezza ha condotto nel 1997 all'avvio del processo di riforma sia dell'università che della ricerca.

Tra gli obiettivi di fondo della riforma in corso del sistema universitario risultano prioritari:


la riqualificazione dell'offerta didattica attraverso: la piena operatività del nuovo sistema di reclutamento scientifico dei docenti; l'avvio dell'autonomia didattica degli atenei; la riduzione della durata effettiva degli studi universitari. L'obiettivo è ridurre il numero di abbandoni e consentire l'ingresso di giovani laureati e diplomati nel mercato del lavoro nazionale e internazionale in età più giovane rispetto a quanto avviene oggi;


la riduzione della disoccupazione intellettuale proseguendo la sperimentazione, avviata nell'anno in corsom dell'utilizzo di prestazioni lavorative a termine, di assegni per collaborazione di ricerca, di distacco temporaneo di ricercatori, tecnologi e tecnici di ricerca presso le piccole e medie imprese (PMI),


la crescita degli investimenti in edilizia universitaria che oltre a migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli Atenei, producono un effetto di volano e di crescita di attività terziarie;


il potenziamento degli interventi a favore del diritto allo studio, anche per i corsi post-laurea e della ricerca scientifica.

Lo sforzo del sistema Università-Ricerca per il Mezzogiorno ha già comportato, nel 1998, un notevole impegno di risorse per migliorare, riqualificare e internazionalizzare il sistema scientifico meridionale, con il potenziamento delle sedi di ricerca e l'avvio dei Parchi Scientifici e Tecnologici del Mezzogiorno.

A seguito della delega concessa, nell'ambito della legge 59 del 1997 per il riordino del complessivo sistema nazionale della ricerca, nel febbraio 1998 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo recante "Norme per la programmazione, il coordinamento e la valutazione della ricerca scientifica e tecnologica". Tale riforma comporta lo sviluppo dei seguenti obiettivi programmatici:


l'incremento e la razionalizzazione delle risorse assegnate alla ricerca e alla innovazione tecnologica, al fine di convergere gradualmente verso la media europea del 2 per cento del rapporto di spesa in RST e PIL;


l'individuazione di uno strumento finanziario specifico per interventi di ricerca di interesse strategico nazionale;


l'incentivazione ed il sostegno della ricerca e dell'innovazione tecnologica nelle imprese, in particolare nelle piccole e medie, promuovendo servizi tecnologicamente avanzati presso le PMI, facilitando il loro accesso ai fondi per la ricerca favorendo l'inserimento di ricercatori in modo da porre le imprese in condizione di utilizzare l'esperienza dei giovani qualificati. A ciò contribuirà una riforma delle modalità di funzionamento del Fondo per l'Innovazione Tecnologica (FIT) e del Fondo speciale per la ricerca applicata (FRA);


la riqualificazione, anche attraverso strumenti di mobilità e di incentivazione, del personale già impiegato nel sistema ricerca.

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16 - INTERVENTI SUL TESSUTO PRODUTTIVO

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16.3.2- Innovazione e alta tecnologia

In tali casi, ma con riferimento anche al complesso del sistema produttivo nazionale, l'innovazione rappresenta la sfida di maggiore rilievo.

In presenza della crescente riduzione del ciclo di vita dei prodotti, uno dei principali fattori di competitività per le imprese consiste nella capacità di ridurre il tempo intercorrente tra lo sviluppo delle idee, la traduzione delle stesse in nuovi prodotti o servizi e la commercializzazione di questi ultimi.

Le imprese di maggior successo esercitano infatti un impegno costante per prepararsi adeguatamente ai requisiti futuri della domanda.

Il quadro che si va delineando esige quindi una scelta di fondo in grado di mantenere il Paese nel flusso del progresso tecnologico. A tal fine le priorità sulle quali è necessario focalizzarsi sono le seguenti:


il rafforzamento della presenza dell'industria italiana nella commercializzazione dei prodotti avanzati, a fine di raccogliere i frutti degli investimenti in innovazione avviando in tal modo il ciclo virtuoso dell'autofinanziamento dei successivi programmi;


l'ampliamento della presenza delle imprese italiane nelle iniziative internazionali, in modo che il Paese si affermi come interlocutore credibile e acquisisca un ruolo di rilievo per responsabilità sistemiche e tecnologiche;


il rilancio del contributo italiano alle nuove tecnologie di punta dei settori dove è più elevato il contenuto di tecnologie innovative.

sta crescendo una fase di accelerazione necessitata anche dalla iperattività di un'industria statunitense che ha già metabolizzato un radicale processo di ristrutturazione: sono Il processo di razionalizzazione e ristrutturazione dell'industria europea ad alta tecnologia molteplici le intese preliminari intercorse tra imprese europee che porterebbero ad un significativo ridisegno dell'industria europea high-tech.

Una presenza equilibrata nel contesto industriale e commerciale delle alte tecnologie, che rappresenta una condizione necessaria per il consolidamento di un livello indispensabile di autonomia tecnologica, appare legato al mantenimento e allo sviluppo di capacità tali da assicurare in misura adeguata eccellenza tecnologica e competitività sui mercati globali.

Il mantenimento e l'auspicato accrescimento delle aree di presenza del sistema Italia postula una realistica strategia di politica industriale secondo linee di azione in grado di rispondere con tempestività all'evoluzione delle esigenze dei mercati.

A tal fine è in corso di presentazione al Parlamento un apposito disegno di legge del Governo che prevede interventi nei settori aeronautico, spaziale e dei prodotti elettronici high-tech suscettibili di impiego duale. In particolare occorre che:


l'apporto italiano nel settore spaziale, recentemente formalizzato anche dall'attribuzione della Direzione generale dell'ESA, sia consolidato ed ampliato in una fase di crescente utilizzo dello spazio per il soddisfacimento di una sempre più estesa area di esigenze applicative;


nel momento in cui gli investimenti dedicati alla difesa nazionale si orientano in maniera crescente verso l'impiego di tecnologie e prodotti comuni con i settori ad alta tecnologia per l'impiego civile, siano valorizzate le produzioni del comparto elettronico allargato - si pensi ai radar Air Traffic Control - la cui utilizzazione è quasi per postulato duale;


sia reso possibile un tempestivo e qualificato inserimento dell'industria aeronautica nazionale nel contesto di quella integrazione che il mercato impone di realizzare a breve a livello europeo; in tal senso la prima concreta applicazione riguarderà peraltro limitarvisi, il grande progetto annunciato il 9 dicembre 1997 dai Capi di Governo di Francia, Germania ed Inghilterra per una nuova, più vasta e trasparente AIRBUS, senza escludere successivamente possibili integrazioni industriali europee negli altri comparti aeronautici, quale ad esempio l'elicotteristica.

Le politiche per l'innovazione dovranno quindi essere orientate su tre versanti:


sostenere le iniziative di trasferimento e diffusione tecnologica attraverso il coinvolgimento dei soggetti locali e territoriali e la promozione dei servizi tecnologicamente avanzati presso le PMI;


creare le condizioni di più facili accesso ai fondi per la ricerca da parte delle PMI e promuovere il coordinamento degli sforzi di ricerca da parte di queste per consentire di beneficiare delle economie di scala ottenibili nell'attività di ricerca e sviluppo. Su questi punti il Governo è impegnato in una riforma delle modalità di funzionamento del Fondo per l'Innovazione Tecnologica (FIT) e del Fondo speciale per la Ricerca Applicata (FRA) nella direzione di una semplificazione e di una maggiore integrazione con le altre azioni di politica industriale;


favorire l'inserimento all'interno del tessuto produttivo di ricercatori in modo da porre le imprese in condizioni di utilizzare l'esperienza dei giovani qualificati.

 
   

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